di T.U. dal carcere di Cerialdo, Cuneo

L’Italia per me è bella, come era nei miei sogni quando ero in Albania e, tutto sommato, anche accogliente. Ma forse è stata la mia fretta a farmi sbagliare.

Infatti, in un mese avevo trovato un lavoro, in nero, e nello stesso tempo anche un amore: mi sentivo fortunato e a posto. Troppo! Qualche anno dopo ero a Torino, una bellissima città. Era un venerdì e pioveva. Avevo già spento la sveglia, ma il sole invernale non si affacciava, come fosse rimasto addormentato. Stavo guardando fuori dalla finestra, attraverso il vetro appannato. Quel triangolo di Torino, ancora assonnata, è sempre di fronte a me, nei miei pensieri e impresso nei miei occhi, perché lì sono stato “preso” e, dopo una bruttissima giornata, mi hanno portato in carcere.
Da quel giorno la mia vita si è fermata, per diversi anni. Un calvario. In carcere puoi solo pensare e, dopo un po’, anche i pensieri svaniscono. Ma, grazie alla mia forza, sto superando i tanti rimpianti che non auguro a nessuno.
Vengo da una famiglia numerosa e ho le foto di tutti i cambiamenti dei miei familiari. Ho degli splendidi nipoti, che mi danno la forza interiore per andare avanti e la speranza che un domani, fuori da queste mura, anch’io potrò avere una grande e bellissima famiglia.
Penso a chi ha già una famiglia e a chi, come me, pensa di costruirsela quando uscirà, o a chi già l’aveva prima di entrare in questo brutto posto.
Mi sento una persona molto fortunata e ringrazio tanto la mia famiglia, perché attualmente, anche a distanza di anni e di chilometri, mi vogliono sempre più bene, anzi posso dire che stanno soffrendo per me più di me…

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