di Sandra e Mirko

Il gruppo famiglia “Chiamati alla comunione”, si è ritrovato per proseguire il cammino su: “La famiglia e la santità della porta accanto”, sabato 17 novembre, presso la comunità La Sorgente, Cuneo.

L’incontro è iniziato con una breve riflessione, personale e di coppia, sulla parola “santità”. Tenendo presente ciò che papa Francesco dice negli ultimi dieci paragrafi del primo capitolo dell’Esortazione apostolica, ci siamo interrogati su:

  • cosa suscita in noi la parola santità;
  • quale reazione a livello emotivo mette in moto;
  • qual è l’intensità del nostro desiderio di diventare santi.

Il momento di elaborazione personale è stato il prologo per un lungo e costruttivo tempo di condivisione, all’interno del gruppo. Dallo scambio sono emerse le nostre fragilità, le paure, i timori, il senso di piccolezza e inadeguatezza che l’importante termine “santità” provoca in noi, come sensazione immediata. Alla luce di ogni riflessione, in seguito, abbiamo esaminato insieme le parole che il Papa, in “Gaudete et Exultate”, ci suggerisce circa la santità. Qui, viene vista come responsabilità di tutti, in quanto affine all’essere umano, il quale può ambire ad essa nella propria vita e quotidianità. Santità, dunque, come cammino di responsabilità, come presa di coscienza del sogno che Dio ha per ognuno di noi, come bellezza di sapere che il Signore crede nella nostra capacità di santità, nonostante il senso di inadeguatezza.
La santità ci è affine, perché siamo fatti a immagine di Dio. Quindi, in noi è insito il desiderio di santità che dobbiamo lasciare emergere con semplicità, abbandonandoci a lui, come fossimo argilla inerte e non ancora modellata, in grado di ricevere le forme che Lui vorrà dare. Papa Francesco ci esorta a non avere paura di puntare in alto lasciandoci amare da Dio, perché la santità è l’incontro della nostra debolezza con la forza della Grazia.

Al tempo di riflessione e di dialogo è seguito un importante e sentito momento di preghiera in cappella. Una pausa che è diventata, per noi, “La bottega del Vasaio”, dove ci siamo abbandonati fiduciosamente alle mani di Dio, proprio come la creta fra le mani dell’uomo che la modella per farne un’opera d’arte!

Il pomeriggio è terminato con la cena condivisa, che rappresenta anch’essa una parte indispensabile e integrante dei nostri incontri. Infatti, è sempre una pausa conclusiva di scambio plurifamiliare, tra risate e momenti gioviali, di questo cammino intenso, fatto insieme sulle orme della Parola.

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FARSI PANE

Può essere bello, ma
non è certo facile farsi pane.
Significa che non puoi più
vivere per te, ma per gli altri.
Significa che devi essere disponibile, a tempo pieno.
Significa che devi avere
pazienza e mitezza,
come il pane
che si lascia impastare,
cuocere e spezzare...
Significa che devi coltivare
la tenerezza e la bontà,
perché così è il pane,
tenero e buono.

R. Prieto

 

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