di Giusy e Maria Grazia

Ottima esperienza alla "Casa della Giovane", CuneoLa camera doppia è stata la nostra “casa” fino ad ora. Scenario di lacrime per la nostalgia della terra lontana, di paura di non farcela, di solitudine, di gioia, di commozione, di risate.

E ancora, di racconti e letture silenziose, riunioni di lavoro in smartworking e videochiamate. Insomma, scenario della nostra vita. Quattro pareti, due letti, tre armadi, due banchetti, un mobile con specchio e una scarpiera, adibita a libreria!
E poi, c'era la porta accanto alla nostra, quella che porta all'«alloggio delle suore». Tre meravigliose persone per bene, buone e attente a tutto. Tanto da riconoscerti in base al modo con cui bussi alla porta...
Tre suore che hanno dato sicurezza, con la loro continua presenza, a chi mi pensava così lontana. E, in punta di piedi, mi hanno conosciuta e hanno conquistato la mia fiducia totale. Tre donne che ho considerato e considero ormai "famiglia". Un porto sicuro in cui poter approdare. Mi hanno ascoltata, mi hanno fatta sentire speciale e ben voluta, con gesti che possono sembrare insignificanti, ma per me sono stati sempre un'emozione. Poi, hanno fatto la cosa più bella, più grande, più dolce e più commovente. Bussare alla mia porta, qualche volta, per chiedere aiuto in qualcosa, solitamente riguardo la tecnologia. Perché, chiedere aiuto significa dare fiducia, ed è questa la cosa più preziosa che si possa donare.
Abbiamo raggiunto un traguardo importante, non con poco timore, ma con tanta, tantissima volontà e impegno, che determinano e determineranno le nostre vite.
Ci siamo “chiuse dietro” soltanto la porta di quella camera doppia, che non apriremo mai più. Ma quel campanello “Casa della Giovane”, continuerà a suonare al tocco delle nostre dita, perché la porta di una “camera doppia chiusa” non determina la chiusura del cuore, dell'affetto e della stima.
Grazie di tutto.

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Casa della Giovane

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