di Angelo Fracchia

Il buon pastoreNei momenti di maggiore fatica e tensione può capitare di perdere equilibrio e senso delle proporzioni soprattutto nel difendere ciò che sappiamo essere prezioso.

A volte, per la concitazione, può addirittura capitare di “sbagliare mira”. Difendo con le unghie il numero di telefono della mia amica, senza magari accorgermi che però adesso la mia amica è accanto a me, e il numero di telefono, pur fondamentale fino a un momento fa, è passato in secondo piano.
In questi giorni anche i cristiani hanno spesso dovuto rinunciare a ciò che hanno di più prezioso, l’incontro con Gesù e con i fratelli nella messa. È una rinuncia grave, perché è lì che incontrano il loro Signore. Possono però restare in contatto con Lui nell’incontro a distanza aiutato, ormai, da strumenti tecnologici... e nell’ascolto della Parola. La quale oggi sembra stimolarci proprio su questo.
«Il pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori» dall’ovile, in un mondo pericoloso e spaventoso, ma nel quale ci si può avventurare perché rassicurate dalla voce del pastore. Già, poiché «lo seguono perché conoscono la sua voce». Se, composto quel prezioso numero telefonico della mia amica, mi risponde un’altra voce, me ne accorgo e non confido ciò che avrei voluto. Non è il telefono il dato importante, è invece prezioso ciò che il telefono mi consente di fare.
Gesù ci ricorda che, frequentandolo, impariamo a confidare non in strumenti (preziosissimi, lo diciamo ancora) che ci aiutano a entrare in contatto con lui, ma nella voce sua. Che a volte, di solito, sarà disponibile nei tempi e luoghi soliti, ma a volte ci chiederà di uscire dall’ovile, incontrarlo altrove, in altri modi, confidando nella sua voce che conosciamo e che ci continua a chiamare. Perché l’importante non è il telefono, ma chi, per suo tramite, incontriamo.
IV Domenica di Pasqua A Leggi il vangelo secondo Giovanni 10,1-15

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