di Angelo Fracchia

Il Gesù secondo Giovanni, quando compare dopo la risurrezione, dona lo Spirito. Nel donarlo, affida ai discepoli una responsabilità importante:...

«A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non li perdonerete, non saranno perdonati». Potremmo pensare che si tratti di un potere affidato ai vescovi e ai preti, ma in realtà i dodici apostoli (ormai undici) rappresentano la chiesa tutta... in questo caso come interpretare un perdono dei peccati che per noi passa dalla mediazione del sacramento?
Potremmo pensare di intendere che chi non fosse perdonato dal prete non sarebbe perdonato neppure da Dio, come spesso si è detto in passato; ma se così fosse, vorrebbe dire da una parte che qui Gesù parla solo ad alcuni, ma nello stesso tempo anche che non sarebbe nostro neppure il dono dello Spirito, che a quel perdono è chiaramente legato.
Si deve per forza trattare di qualcosa che ci coinvolge tutti, e che riusciamo a intuire non appena usciamo dall'idea legalista e rigida del sacramento.
Pensiamo che cosa succede quando perdoniamo: si rinnovano le relazioni, si allarga di nuovo il sorriso, è possibile ripartire, ricominciare. Questo succede a chi perdona e a chi è perdonato. Entrambi si possono sentire più leggeri, più vivi, possono percepire di respirare meglio... il che è esattamente il frutto dello Spirito, che vivifica, che soffia come il vento, che come l'aria penetra nei polmoni... Non perdonare lascia noi nella condizione di chi non respira a pieni polmoni e non consente al perdonato di provare la medesima esperienza... oltre a non lasciare spazio allo Spirito. È solo perdonando, ci dice Giovanni, che apriamo la porta allo Spirito Santo.
Domenica di Pentecoste A Leggi il vangelo secondo Giovanni 20,19-23

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