di Angelo Fracchia

L'incontro di Gesù con due discepoli diretti a Emmaus è tra le pagine più famose di Luca. E giustamente. L'evangelista ha voluto evidenziarla perché...

raccoglie la sua "ricetta" per incontrare il Gesù risorto: passando dall'Antico Testamento, volerlo incontrare nell'Eucaristia («lo riconobbero nello spezzare il pane»), tanto da voler vivere nella comunità (ritornano subito, in serata, a quella Gerusalemme da cui c'è voluto un giorno intero per allontanarsi...).
Tra i tanti particolari ricchi e interessanti si può comunque notare che all'inizio, quando si unisce a loro Gesù, scambiato per un forestiero, e questi chiede il motivo della loro tristezza, i due discepoli gli presentano il quadro sintetico del vangelo: Gesù come profeta potente in opere e parole, crocifisso e ora vivo. Sanno tutto. Eppure sono tristi. Perché?
Conoscere la realtà, avere sotto gli occhi gli elementi oggettivi, è fondamentale, è il punto di partenza. Ma non basta. Occorre mettersi in gioco, affidarsi a ciò che ci sa, decidere di fidarsi. È quello che fanno quando chiedono al forestiero di restare con loro. Spesso abbiamo davanti a noi gli elementi per fidarci, per sperare, ma ci limitiamo a riconoscere che in passato abbiamo sperato, come i due discepoli. Andrebbe anche bene, se questo ci desse la gioia. Gesù ci chiede di riprendere a sperare, a confidare in lui, per recuperare entusiasmo e vita.
III Domenica di Pasqua A Leggi il vangelo secondo Luca 24,13-35

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