a cura di suor Silvia Canale

Ogni tela, ogni dipinto ha la sua cornice. È questa che rivela il valore e dà risalto al dipinto. Non solo. La cornice “raccoglie”, dona compiutezza, bellezza. È l’ultimo atto attraverso il quale il quadro...

acquista la sua identità e viene riconosciuto tale. È l’immagine con cui fratel Enzo Biemmi, con la sua capacità unica di far vibrare le corde del cuore e della vita, ha svolto il tema del nostro Capitolo: «Tutte di Dio e del prossimo. Testimoni della gioia del Vangelo, “deboli strumenti” di compassione nelle fragilità umane». Siamo a mercoledì 12 luglio: l’ultima giornata di studio, alla vigilia dell’evento capitolare. Fratel Enzo ha delineato la cornice che emerge dallo stile di papa Francesco, nel documento Evangelii Gaudium, accennando alla tela che il Papa stesso ha iniziato a dipingere con altri due documenti: L’enciclica Laudato sii e l’esortazione Amoris Laetitia.
Nella Evangelii Gandium emergono i 4 lati della cornice: la gioia, in quella di sinistra; la missione, in quella di destra; la storia, in quella inferiore; lo Spirito Santo, in quella superiore.

  • La gioia. Essere testimoni della gioia del Vangelo è vivere la gratuità di quanto abbiamo ricevuto per grazia. Oggi quello che può incidere è un cristianesimo di grazia, è la gioia della fede.
  •  La missione. Papa Francesco quando parla di missione intende una cosa sola: Far giungere a tutti la gioia, l’amicizia, l’amore di Dio”. Un ‘atteggiamento che è in linea con l’essere “tutte di Dio e del caro prossimo” nel linguaggio di padre Médaille.
  • La storia. Questa è il campo della missione della Chiesa. È la vita della gente con i suoi problemi, le paure, le angosce, le gioie… è accogliere la situazione presente, è stare dalla parte dei poveri. Emerge qui la nostra presenza di “compassione nelle fragilità umane”.
  • Lo Spirito Santo. La missione come servizio è la diaconia dello Spirito. C’è il rischio di pensare, agire come se tutto dipendesse da noi. Padre Médaille dice “deboli strumenti”. Dunque, vivere la speranza nella debolezza dell’età e delle strutture…

Il relatore ha concluso il suo intervento con una acuta sottolineatura: l’importanza di cambiare il linguaggio come fa papa Francesco. Per testimoniare la gioia del Vangelo occorre avere un linguaggio autoimplicativo, ospitale e rivelativo.
Ascolta o scarica l’audio: I relazioneII relazione.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter
Scroll Up