a cura di suor Silvia Canale

È ovvio che non s’intende tracciare una sintesi esaustiva delle tre relazioni, ma semplicemente mettere il lettore a conoscenza della tematica formativa affrontata, in vista dell’imminente...

apertura del Capitolo generale della Congregazione. Le problematiche socio-culturali in un mondo globale e le sfide poste alla vita consacrata, oggi. Abbiamo avuto la fortuna di avere tra noi padre Giuseppe Riggio SJ, caporedattore di Aggiornamenti sociali.
Il relatore ha posto una chiara premessa: l’intento non è quello di affrontare il tema, intrecciato da situazioni complesse, con l’obiettivo di dare risposte, ma di suscitare interrogativi, provocazioni e confronto. La sua esposizione si è, poi, snodata su tre aspetti: le migrazioni, gli stili di vita, il rapporto tra generazioni.
Le migrazioni
Le migrazioni non solo toccano l’Italia, ma collegano tutto il mondo, perché ci sono paesi da cui si parte e paesi a cui si arriva. Occorre intanto “fare una constatazione fondamentale al riguardo: l’uomo da sempre si è spostato, ha cambiato paese... Migrazioni che si sono susseguite nei secoli e hanno segnato la storia”, per cause diverse. Tuttavia il fenomeno, oggi, assume una portata enorme che pone il problema dell’accoglienza, senza nascondere i conflitti, e chiede il riconoscimento delle due identità: il migrante e chi accoglie.
Gli stili di vita
“Noi, oggi, siamo molto più concentrati sul guadagno che sul rispetto dell’equilibrio… Consumiamo più risorse di quanto produciamo… sfruttando in modo selvaggio il suolo e “chi sta dall’altra parte della strada, i poveri”. Un dominio egoistico, senza valutarne le conseguenze sul piano etico, sociale, spirituale. Occorre, dunque, “cambiare lo stile di vita, cioè di vivere scegliendo ciò che è buono per l’uomo e per l’umanità tutta. Ci viene chiesto un cambio di atteggiamento: che va verso la fraternità e la bellezza piuttosto che dominio, consumo e lo sfruttamento”.
Rapporto tra generazioni
La nostra società (interessa maggiormente l’Italia) è toccata, soprattutto negli ultimi 30 anni, da un invecchiamento della popolazione. Da una parte non si è ancora pensato come vivere la terza, la quarta età in modo consono: imparare ad essere attivi tenendo presenti le condizioni personali e quelli della comunità. Dall’altra parte i giovani, vedendo i genitori che si occupanoi dei nonni anziani, percepiscono che, in futuro, dovranno fare altrettanto. I giovani, oggi, vivono con la paura del futuro, la paura di sbagliare; sono fragili e non hanno riferimenti di fiducia. Ci è richiesto un cambiamento nei loro confronti: lasciare gli ancoraggi del passato e dare fiducia. “Cogliere gli elementi di vita delle nuove e vecchie generazioni e lavorare per farli crescere ancora di più. Una cosa sicura e certa è che i più giovani hanno meno spazio per far sentire la loro voce… lavoriamo per dar loro spazio e per collaborare”.

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