di Silvia Micioni

Daniela Sironi, comunità sant'Egidio«È un tempo felice per essere cristiani, per vivere con gioia lo “spirito giovane” del Vangelo in un momento tanto difficile per il mondo». È stato questo il primo invito fatto dalla dottoressa Sironi,...

responsabile della Comunità di Sant’Egidio nel nord Italia, durante la giornata “Beati gli ultimi” organizzata dalla Commissione JPIDC della Federazione italiana delle suore di San Giuseppe, il 12 ottobre a Torino. La Sironi ha riportato l’esperienza dei “corridoi umanitari”, ovvero la possibilità di concedere a persone in "condizioni di vulnerabilità" un ingresso legale sul territorio italiano, con visto umanitario e successiva domanda di asilo.
La dottoressa ha posto l’accento sul fatto che i corridoi umanitari hanno creato “reti umane” di inedite collaborazioni, cariche di bellezza e ricchezza, e costituite di persone ‘qualsiasi’ che contribuiscono ognuna secondo le proprie possibilità. Dio, infatti, può servirsi di chiunque, non serve chissà che cosa: il piccolo può fare molto.
Ricche e intense le testimonianze dalle varie missioni delle Suore di San Giuseppe: Argentina, Brasile, Congo, Ciad, Repubblica Centro africana, Madagascar, Romania, Italia. Tutti gli interventi delle sorelle hanno saputo valorizzare la missione “a servizio dell’ultimo” che sia esso bambino, povero, carcerato, senza tetto, ragazza madre. L’ultimo dentro il cui volto c’è il volto di Gesù.
E allora, come hanno espresso alcuni componenti delle 2 associazioni “Gentes” e “Speranza”, è bene imparare a chiamare gli ultimi fratelli e sorelle o, meglio, “miei fratelli” e “mie sorelle”. Infatti, sono gli uomini a creare differenze, perché fondamentalmente siamo tutti uguali: non esistono i primi o gli ultimi, e nessuno dovrebbe essere lasciato indietro.
Tutti siamo missione, tutti siamo missionari. Per vivere bene come cristiani dovremmo spostare l’attenzione da noi stessi agli altri. Soprattutto gli altri che sono “ultimi”, che hanno bisogno della nostra prossimità, del nostro aiuto, sia esso un sorriso, un abbraccio, un bene materiale.
“Lanciare, quindi, il cuore oltre l’ostacolo affinché” - parafrasando le parole di suor Graziella Zocchi - un mondo migliore sia realmente possibile”!

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