di suor Graziella Zocchi

Mentre mi coricavo, a sera, il 21 di ottobre, ripensando la giornata trascorsa, mi è apparsa improvvisamente una immagine: un cielo grigio, cupo che si squarcia;...

un lembo di azzurro, sereno al di là del grigiore. “Gli altri siamo noi: per una effettiva accoglienza” era il titolo della giornata, organizzata ad Aosta per le Commissioni GPIC della Federazione italiana. “Accoglienza” ed “effettiva”: i due termini approfonditi nella riflessione. In particolare il secondo: “effettiva”, perché lo sia realmente. Abbiamo potuto renderci conto che non è facile. Richiede che assistiamo, ci ha detto suor Enrica Moia. As – sistere: stare di fronte uno all’altro, alla pari, per costruire qualcosa… la città, la nostra città, quella in cui viviamo; costruirla insieme…,“con”, non “per”, sottolinea Francesco, il relatore, mettendo al bando ogni assistenzialismo, ogni senso di superiorità; questo è accogliere veramente ma non è assolutamente facile, scontato.
Eppure, se vogliamo veramente governare l’attuale situazione, se vogliamo salvaguardare la sicurezza, mantenere la pace nelle nostre città, poter vivere in esse da fratelli, quali siamo, queste sono le condizioni di partenza.
Le abbiamo viste realizzate nella ricca esperienza di “Mondo qui”, che il sociologo, Francesco Belgrano, ci ha presentato. Uno squarcio azzurro in un cielo plumbeo, la speranza che un mondo diverso, migliore è possibile.
Nel corso della conversazione, però, uno di noi ha posto una domanda inquietante: com’è possibile che in un Paese con il 95, 98% di battezzati il 40% non sia disponibile all’accoglienza?

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