di Silvia Micioni

Cuneo e le sue montagneSette anni sono lunghi, finché non li vivi. Allora diventano un abbaglio che a malapena riesci a cogliere. Così mi sento oggi. Dovrei essere felice, molto felice e non fraintendetemi,...

lo sono, ma di quella felicità malinconica che mi lega al passato. E il passato, oggi, sono questi sette anni.
In sette anni hanno cancellato il treno Italo che ho sempre preso per viaggiare da Ancona a Cuneo e viceversa. In sette anni hanno reso pedonabile via Roma In sette anni ha aperto una nuova gelateria in corso Nizza. In sette anni ha nevicato molte volte, ma tanto a Cuneo ci sono i portici no?
In sette anni ho concluso tanti percorsi e sono passata dallo studio “matto e disperatissimo” alla preparazione di lezioni.
In sette anni è arrivato il tanto atteso ruolo.
In sette anni è arrivata anche la possibilità di sognare in grande, “oltreoceano”. In sette anni sono cambiate tante cose, dai minimi dettagli di cui ho parlato, a grandi cose. In setti anni non sono mancate le delusioni, le preoccupazioni, le risate, i pianti, le corse per fuggire da un posto all’altro, le pulizie di un pavimento inondato da una tazzina di caffè… In sette anni tante cose sono rimaste le stesse, ma io penso di no.
Forse non è cambiato nulla in sette anni, se non la persona che li ha vissuti. Sì, è vero che sono sempre io, ma probabilmente sono anche una persona diversa da quella che un giorno, a marzo di sette anni fa, è entrata per la prima volta nel portone del Collegio di Corso Brunet.
Non voglio dire che sono migliorata, che sono diventata una persona stupenda, anzi, le stupidaggini sono pane quotidiano anche oggi e a chiunque chiediate lungo la strada può dirvi che ancora dimostro a malapena vent’anni. In sette anni le storie da raccontare sono aumentate e ognuna ha iniziato a completare l’altra.
Questo è felice, ma anche terribilmente triste per le storie che sono cadute e che cadranno, le stanze del collegio e i luoghi che si sono svuotati e che si svuoteranno, i fili che legano i racconti che si sono spezzati e che si spezzeranno.
Ma ogni storia aiuterà a costruirne un’altra facendo spazio a un nuovo luogo, a nuove strade, a un nuovo legame, a nuove persone.
Grazie a chiunque abbia arricchito con la sua presenza questi sette anni.
Grazie alla mia famiglia che ogni giorno sceglie di amarmi “a distanza”.
Grazie alle amicizie, quelle consolidate e quelle nuove.
Grazie alle suore, per la loro ospitalità e per “l’esperienza di Dio” che mi fanno rinnovare continuamente.
Grazie ai colleghi e agli alunni che rendono l’insegnamento un mestiere unico e privilegiato.
E grazie anche a Cuneo, questa vecchia signora che non smette mai di farmi innamorare, con il suo ponte interminabile, le sue file di portici e quello sfondo di montagne che ti colpisce gli occhi dolcemente…

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