di Paolo Curtaz

Giuseppe, il giustoSono due le annunciazioni presenti nei Vangeli: una a Maria e l’altra a Giuseppe. Dio parla ad una coppia, non ad un singolo. Ma lo fa rispettando le diverse sensibilità, al maschile e al femminile.

Perché l’esperienza di fede sempre parte dalla concretezza delle nostre esperienze e dei nostri percorsi. L’angelo è lo stesso, ma il modo, il linguaggio e le modalità che usa sono diverse. Dio sempre ci viene incontro. E rispetta la nostra straordinaria singolarità. Parla col linguaggio che sappiamo intendere. Si fa breccia fra i nostri pensieri, i nostri affanni, le nostre paure. Come quando non chiudiamo occhio perché è successo qualcosa che ci ha destabilizzato.
E tutta la nostra vita viene ribaltata da un evento imprevisto. O come quando di colpo ci troviamo davanti ad evidenze che smascherano una persona di cui ci siamo fidati, che abbiamo amata. Non ditelo a Giuseppe.
Tormenti
È discreto, Matteo. Lascia solo intendere il tormento che impedisce a Giuseppe di chiudere occhio. Ha saputo in qualche modo che la sua promessa sposa, aspetta un figlio. Disdicevole, certo, ma, insomma, poteva anche accadere. Solo che Giuseppe è l’unico a sapere che quel figlio non è suo. E che, per ottemperare alla Legge, deve denunciare Maria al rabbino. In origine donne come quelle dovevano essere lapidate.
Non chiude occhio, il povero Giuseppe. Non si capacita dell’accaduto. Pensava di conoscere bene i sentimenti di Maria. Che idiota. Ma bisogna fare una scelta, mettere da parte le proprie emozioni, agire.
È giusto, Giuseppe. Non giudica secondo le apparenze. Non lascia parlare la sua rabbia e il suo orgoglio di maschio ferito. Grande… Continua Leggi tutto

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