di Angelo Fracchia

«Appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo». Che esagerata che è Elisabetta! Se vivesse oggi, se la conoscessi, probabilmente le direi:...

"Ma dai! Ti sarai agitata tu, magari ti sei spaventata, e il bambino ha sussultato! In fondo, non sarà il primo calcio che ti dà".
Pensiamoci: è una delle esperienze più tenere e intime nella gravidanza, che la donna senta dentro di sé muoversi qualcosa che è altro da sé, ma intanto è in relazione solo con lei. Che di solito gli altri, da fuori, non colgono. La madre inizia a vivere quella relazione diretta, profonda, interiore di legame con un figlio. Si capisce che spesso venga vissuta come esperienza non comunicabile, assolutamente personale.
Per Elisabetta, però, quella esperienza non è motivo di esclusione dagli altri, anzi la rilancia verso il mondo intorno, la porta a mettersi al secondo posto, dietro a Maria.
E per lei, come per i pastori, il segno che sta accadendo qualcosa di straordinario passa da vite che iniziano, piccole e fragilissime. Per i pastori il segno della salvezza sarà un neonato avvolto in fasce, come ne avevano visti molti; per Elisabetta, il sussulto del feto, che forse si era già verificato in altre occasioni e che si poteva spiegare più semplicemente... Tutti loro sanno lasciarsi stimolare, mettere in gioco, dai più piccoli. Perché Dio, nel comunicarsi, passa da coloro che i potenti non vedono...
IV Domenica di Avvento C Si può leggere il vangelo secondo Luca 1,39-45

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