di Angelo Fracchia

Il Battista era sicuramente un estremista: vive nel deserto, si veste di pelli e mangia ciò che trova. Chi va da lui sicuramente è affascinato da questa radicalità e potrebbe essere disposto a seguirla.

E gli chiede: «Che cosa dobbiamo fare?». È la forse scontata ma comprensibile domanda che si rivolge a chi si coglie essere una persona autentica, affidabile, tramite per incontrare Dio.
La risposta, però, spiazza. Per ciò che dice, e perché sono più di una.
Intanto invita a condividere. Ma non invita a dare del necessario, bensì a condividere il superfluo: "Chi ha due vestiti, ne dia uno a chi non ne ha".
E poi, parlando a soldati (che lavorano per i romani) e pubblicani (che in più raccolgono le tasse con un sistema odioso e ingiusto), che ci si poteva aspettare invitasse ad abbandonare i loro lavori, chiede loro soltanto di non essere ingiusti, di non prendersela con i più deboli. Poca cosa, verrebbe da dire. E tutta mirata agli altri, a far star meglio chi già fatica. Non invita a pregare o a fare penitenza.
Preparare l'incontro con Dio, sembra dire anche a noi il Battista, non comporta di diventare stravaganti o straordinari. Significa semplicemente accorgerci degli altri, inserendo nella nostra vita solo quei cambiamenti che saranno sostenibili, che potranno fare della nostra vita qualcosa di migliore sempre, non solo per pochi giorni.
III Domenica di Avvento C Si può leggere il vangelo secondo Luca 3,10-18

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