di Angelo Fracchia

In una Giudea storica precisa appare Giovanni il Battista, che sembra parlare fuori dal tempo. Riprende infatti le parole di un profeta di sette secoli prima per annunciare un messaggio nuovo e...

imprevedibile. "Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!", quella che fino ad allora, evidentemente, non si era fatta vedere abbastanza, o abbastanza bene. Per questo occorre preparare il terreno, rendere agevole il percorso, raddrizzarne i sentieri.
Solo che, a sorpresa, il discorso cambia poi ancora di direzione. È vero, i burroni saranno riempiti e le montagne spianate, per la venuta del Signore, e le strade tortuose saranno raddrizzate. Ma questo non è chiesto come impegno all'uomo. "Sarà fatto", ossia da Dio: ci penserà lui a rendersi la strada migliore.
Allora, perché dovremmo preparare la venuta del Signore? In che cosa?
Il profeta nuovo, che riprende parole antichissime, ci rimette davanti a qualcosa di impensato: non siamo noi a conquistarci Dio, neanche a rendergli possibile di venire. A noi in fondo viene chiesto soltanto di tenere la porta aperta, di lasciarci incontrare. Perché lui viene, e vuole incontrare me; e questa sarà la sua salvezza per la mia vita.
II Domenica di Avvento C Si può leggere il Vangelo di Luca 3,1-9

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