di Angelo Fracchia

Potremmo pensare che l'ingresso definitivo di Dio nel mondo debba essere un'entrata degna dei più grandi attori. In realtà ancora una volta Dio ci stupisce. Intanto perché si dice che l'angelo...

che porta l'annuncio a Maria entri in casa, a differenza di quello che a Zaccaria era apparso nel tempio. Questo non appare, entra. Verrebbe da pensare che bussi e chieda permesso.
Ma poi la prima parola che dice è quasi banale. «Rallegrati», ci traducono (giustamente!) le nostre Bibbie. Ma quella parola era come il nostro "ciao", era la forma consueta di saluto, in bocca a tutti. Il Dio che entra nel mondo non si presenta come un alieno ma come uno di noi. Ma poi, il senso di quel "ciao" è, appunto, un invito alla gioia. L'angelo non chiede a Maria di pregare, non la sbalordisce con effetti speciali, semplicemente le chiede di essere contenta.
E il contenuto del suo messaggio, pur non essendo la prima parola dell'angelo, è lo svelamento di un progetto grandioso di Dio... che però non si compirà se Maria non è d'accordo. Il Signore Onnipotente creatore dell'universo aspetta che una ragazzina gli dica se ci sta, perché fino al suo "sì" Dio non può fare nulla.
Un Dio che entra non con squilli di tromba, ma con un saluto normale, che invita a rallegrarsi, e che chiede permesso.
IV Domenica di Avvento B leggi dal vangelo secondo Luca 1,26-38

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