di Angelo Fracchia

«Non era lui la luce, ma venne come testimone per dare testimonianza alla luce». Non tutti noi, non sempre, non con tutti, siamo la risposta che altri stanno aspettando. Anzi, quasi sempre non lo siamo.

Ma "veniamo da Dio", persino se non lo sappiamo, se sappiamo indicare la luce. Per una volta, può essere prezioso lasciare che siano le parole di qualcun altro a spiegarlo e adattarlo alla nostra esistenza di adesso. Sono le parole che mons. Tonino Bello scrisse il giorno del suo 55° compleanno:
«A voi, per i quali il fardello più pesante che dovete trascinare siete voi stessi. A voi, che non sapete accettarvi e vi crogiolate nelle fangaie di un vivere diverso. A voi, che fareste pazzie per tornare indietro nel tempo e dare un'altra piega all'esistenza. A voi, che ripercorrete il passato per riesaminare mille volte gli snodi fatali delle scelte che oggi rifiutate. A voi, che avete il corpo qui, ma l'anima ce l'avete altrove. A voi, che avete imparato tutte le astuzie del "bluff" perché sapete che anche gli altri si sono accorti della vostra perenne scontentezza, ma non volete farla pesare su nessuno e la mascherate con un sorriso quando, invece, dentro vi sentite morire. A voi, che trovate sempre da brontolare su tutto, e non ve ne va mai a genio una, e non c'è bicchiere d'acqua limpida che non abbia il suo fondiglio di detriti... A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura. La sorgente di quella pace, che state inseguendo da una vita, mormora freschissima dietro la siepe delle rimembranze presso cui vi siete seduti. Non importa che, a berne, non siate voi. Per adesso, almeno. Ma se solo siete capaci di indicare agli altri la fontana, avrete dato alla vostra vita il contrassegno della riuscita più piena. Perché la vostra inquietudine interiore si trasfigurerà in "prezzo da pagare" per garantire la pace degli altri».
III Domenica di Avvento B „leggi dal vangelo secondo Giovanni 1,6-8.19-28

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