di Angelo Fracchia

Il messaggero di Dio lo precede, per preparargli la strada, gridando nel deserto. È facile farsi distrarre, concentrandosi sulla sua figura oggettivamente strana: confinato nel deserto,...

vestito di ciò che la natura gli offre, senza raffinatezze. E senza raffinatezze sembra anche il suo messaggio religioso. Dice che occorre convertirsi, cambiare testa, cambiare modo di pensare, e lasciarsi purificare non da quello che era previsto dalla legge, non da sacrifici e offerte nel tempio, secondo rituali che erano codificati e scritti, bensì da un rito inconsueto, sulla cui efficacia non abbiamo garanzie se non la parola del Battista. Egli opera nel deserto, sul Giordano, in luoghi che rimandavano, nella loro essenzialità, a un'antica storia del popolo con Dio. Ma ciò che fa è senza precedenti. Come si può essere sicuri che abbia ragione?
Vagliando, cercando di interpretare questa novità alla luce della rivelazione di un tempo. E fidandosi. Fidandosi di un profeta che pretende di interpretare il cuore di Dio. Fidandosi di un Dio che decide di fare di nuovo a meno di sacerdozio, leggi scritte, un tempio, un altare...
Da un profeta così Gesù si lascia affascinare, perché costringe a entrare in rapporto con Dio senza reti, senza garanzie, senza sicurezze, con tutta la vita e l'insicurezza dei rapporti personali. In Gesù, Dio cerca un rapporto del genere con l'uomo. Ecco perché l'incontro con Gesù ci destabilizza sempre, come tutti gli incontri personali; ecco perché il Battista è il miglior precursore di Dio.
II Domenica di Avvento B Si può leggere Mc 1,1-8

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