Viene interrogata la nostra attenzione, a volte la nostra indifferenza per accorgerci. Due mi sembrano le vie, affiancate anche se non contemporanee. Bisogna accorgersi che i poveri ci sono.
È agire non soltanto nel percorso di aiuto. Le cause di povertà non sono definite in modo prevedibile e fisse. Quindi si tratta di analizzare le situazioni con cui veniamo a contatto e cercare di apportare cambiamento. “All’impegno concreto per i poveri occorre anche associare una trasformazione di mentalità che possa incidere a livello culturale”: questo dice la Dilexit te (n. 11). Quindi aiuto e pensiero, coinvolgimento e riflessione, azione anche politica mi verrebbe da dire. È il passo per condurci a indicazioni di cambiamento e di impegno per arginare e affrontare il fenomeno. Non possiamo pensare di risolvere o di iniziare un cambiamento da soli. Dobbiamo organizzarci, riflettere per agire. L’azione non è solo dei credenti. Si tratta di trovare punti di aggregazione e di azioni comuni con tutti gli uomini di buona volontà. Credenti di altre fedi, uomini e donne anche non credenti, ma solidali e desiderosi di affrontare il tema.
“Qualche anno fa, la foto di un bambino riverso senza vita su una spiaggia del Mediterraneo provocò grande sconcerto; purtroppo, a parte una qualche momentanea emozione, fatti simili stanno diventando sempre più irrilevanti come notizie marginali”, sempre la Dilexit te (n. 11). Quante persone muoiono nel “nostro mare” e la notizia è diventata routine.
Allora si tratta di ragionare per fare, fare non da soli, non scoraggiarsi se è difficile.
