Le parole sono la nostra voce, quanto viene dal nostro intimo. Dovremmo dunque pensare alla radice da cui sbocciano affinché il nostro parlare sia un più limpido dono.
La 1ª Massima del capitolo V dedicato alla pazienza usa un linguaggio all’apparenza molto duro: «Vivete con i Santi sulla Croce, morite ai piaceri; e così vivrete in Dio e morirete a voi stessi». Padre Médaille nelle sue Massime non ha sprecato parole a costo di sembrare molto diretto. Invece quante parole nei nostri incontri!
Per ridurre ferite e illusioni occorre sobrietà che richiede necessariamente la ricerca di quali parole meglio aderiscono al pensiero del cuore e della mente.
A me, e a tutti, faccio l’augurio di abituarci a scoprire l’origine delle parole per usarle con maggior consapevolezza. Sarebbe un esercizio non solo per chi parla, ma altresì per chi ascolta.
Gli strumenti per questo oggi sono alla portata di tutti e sono anch’essi un dono da accogliere e adoperare.
