Ognuno di noi può dire chi è per lui il “povero” oggi. Molteplici le risposte, con svariate precisazioni. Tante sono le cause di tale situazione, con responsabilità personali o meno e non solo di ordine materiale.
È anche vero che possiamo ritrovarci poveri da un momento all’altro. Mi pare interessante seguire un po’ le indicazioni dell’Esortazione apostolica Dilexi Te di papa Leone che ci tiene a precisare di essere partito da una riflessione già avviata da papa Francesco. Vorrei cercare lì indicazioni per il nostro quotidiano, consapevole che qualche suggerimento può aiutare a riflettere.
Tutti conosciamo dei “poveri”. Li distinguiamo per come si pongono, perché chiedono aiuto, perché visibilmente non stanno bene. Non sempre è facile aiutarli. Capita che non accettino le nostre proposte magari dettate da interpretazioni personali di vite altrui. Si tratta a volte di calarsi in condizioni distanti da noi per poter offrire pensieri accettabili e condivisibili. Piccoli passi. Poi ci sono tutti coloro che all’apparenza stanno bene ma…
La povertà si declina in molte forme: materiale, legata agli affetti, alla vita pregressa, a scelte sbagliate che parevano corrette. C’è chi è povero culturalmente, chi si trova in una condizione di fragilità personale o sociale, chi ha in carico familiari malati di difficile cura, chi è preoccupato, chi si sente perso. Può subentrare in questi casi anche la solitudine e i problemi si ingigantiscono. È più difficile intercettarli ma ci sono.
A noi affinare lo sguardo! Parliamone, confrontiamoci e agiamo, come ci detta anche il cuore.
