Ci accorgiamo se parlando con qualcuno questi ci sta a sentire o è solo una presenza fisica davanti a noi. Ci accorgiamo se ci guarda, come ci guarda. Lo sguardo trasmette messaggi.
Anche se la persona fosse strabica metterebbe in atto qualcosa che ci convince. Che è concentrato su di noi e non segue altri pensieri. Ho trovato giustificazioni per chi mi pare guardi altrove: preso da tante incombenze, non vuole o non può tralasciare qualcosa e non vuole neanche perdere quanto io gli sto dicendo. Ci si accorge che guarda oltre, è più lontano, non è lì. Comprendo e cerco di andare oltre.
Gesù incontrava sulle strade persone, le guardava e queste si sentivano immediatamente accolte, comprese, importanti per lui. Lo sguardo dice questo: sei importante per me in questo momento, ti ascolto. E questa modalità non può che venire dal cuore, da dentro. Credo che si possa percepire se lo sguardo di chi ci sta davanti ha secondi fini. È sincero se arriva dal profondo, da un desiderio di essere lì e di capire.
Si può allora guardare con il cuore. Permette di avere una visione più ampia, più comprensiva, più calda. Lo sguardo denota la vicinanza e la comprensione per l’altro. Penso a persone che nel tempo hanno attratto la mia attenzione. Mi vengono in mente gli occhi, lo sguardo può consolarci, aiutarci, darci coraggio anche senza una parola, denota attenzione e lungimiranza.
Guardare vuol dire anche essere curiosi, interessati alla sostanza. Vedere in profondità può aiutare l’altro a sentirsi accolto e compreso anche senza parole. Per prestare attenzione bisogna guardare, saper guardare.
