La situazione internazionale pone domande molto difficili e questioni etiche di non poca importanza. Sempre di più pare che l’unica possibilità di salvezza, di salvaguardia dal male, sia un altro male:
armarsi per difendersi, armarsi per creare deterrenza e costringere gli altri ad avere paura. Solo in questo modo si può evitare la catastrofe della distruzione e soprattutto la catastrofe nucleare. È un illuso chi sostiene idee contrarie o diverse, non ancorato alla realtà. In questo dicembre si alza una voce autorevole e decisamente profetica. Grazie Conferenza Episcopale Italiana! Grazie cardinale Zuppi! “Le necessità della difesa non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni, distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana” in avvio della riflessione.
La Nota Pastorale
“Educare a una pace disarmata e disarmante” questo è: non l’espressione di opinioni buone, ma invito pressante a prendere posizione. Una posizione chiara, difficile, non confusiva. Vengono citate figure importanti di questo discorso negli anni, religiosi, laici, politici, profeti che in vario modo hanno saputo tracciare un percorso alternativo, diverso, sovente minoritario. Tante le obiezioni da attuare per scardinare un sistema iniquo. C’è anche una riflessione sui cappellani militari, corretta: “Ci chiediamo però anche se non si debbano prospettare diverse forme di presenza in tali contesti, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare: esse consentirebbero maggior libertà nell’annuncio di pace specie in contesti critici”.
Nella speranza che questi brevi cenni siano un invito a leggere tutto il documento, speranza per questo mondo dilaniato.
