Perché è la parola che ritrovi spesso sulla bocca dei bambini, alla scoperta del mondo che li circonda. La loro curiosità li stimola a camminare verso quel “sapere” attualmente iniziale.
Verrà poi ampliato e approfondito gradualmente durante la crescita, attraverso nuove esperienze. C’è da augurarsi che non si accontentino di risposte prefabbricate, ma siano frutto di una cultura e di un sapere ricco di valori e di lavorio personale. Tuttavia, a ogni età si pongono molti “perché”, ma non tutti trovano risposte soddisfacenti. Ci sono, però, dei perché che toccano aspetti profondi dell’esistenza. Alcuni derivano da quella sete insaziabile di felicità che abita il cuore umano.
Che senso ha la nostra vita? Perché esiste la sofferenza? Perché le guerre? Perché il tradimento? Perché la malattia? Perché il fallimento? E l’elenco potrebbe continuare…
Molti perché fanno parte del mistero umano, che avvolge la vita di ogni persona e della storia in cui vive. L’esperienza del mistero può crearci insicurezza, angoscia, paura… Di conseguenza possiamo reagire o con ansia o con rassegnazione. C’è, quindi, il rischio di rimanere bloccati dal senso di impotenza e di perdere ogni speranza.
Ma, per i credenti, una luce viene a illuminare il buio: quella della fede in Dio. Essa riaccende la speranza che apre uno spiraglio oltre.
«Abbandonatevi a Dio, affidandovi dolcemente alla sua amorosa Provvidenza che, come una madre, conosce bene ogni tua necessità e se ne prende cura». È l’invito di padre Médaille, fondatore delle Suore di S. Giuseppe. Non si tratta di mettere a tacere i perché che salgono a Dio come un grido di invocazione. Bensì di imparare a leggerli in un contesto più ampio. Nel disegno di amore di Dio Padre sull’uomo, su ogni creatura e sulla storia.
Con fiducia continuiamo a gridare a Dio i nostri perché, solidali con i nostri fratelli e sorelle. L’orecchio di Dio è attento al nostro grido di aiuto.