Ci troviamo nella cappella della comunità di Stella Mattutina per la celebrazione della Cresima di un ragazzo disabile. Sono presenti tre sacerdoti che presiedono la celebrazione:
il parroco della parrocchia cui appartiene il ragazzo, un amico di famiglia e il sacerdote che ha accompagnato, con la sottoscritta e la sua équipe, il percorso di preparazione del ragazzo. Tra gli invitati, oltre la famiglia del ragazzo, si sono ritrovati bambini, giovani e adulti; giovani coppie, disabili lievi e più gravi, alcune suore. Il festeggiato non sa comunicare con le parole, ma abbonda nel linguaggio del cuore. Un cuore che coglie in pienezza il senso di questo radunarci insieme, alla presenza del Signore. Vedi le sue mani danzare ed elevarsi verso l’alto, vedi un corpo che vibra, occhi che brillano e sorrisi che esprimono profonda emozione. Il tutto accompagnato da lievi strilli festosi.
Non manca il momento della paura, quando la richiesta supera le sue possibilità. Paura che subito scompare, appena si sente compreso e sostenuto.
Anche l’ambiente ha il suo linguaggio. Preparato con cura da chi ama il ragazzo e per lui desidera le cose migliori. Luci, fiori, simboli. Gesti rappresentativi, vissuti in modo consapevole da tutta l’assemblea. Anche il suono del flauto ci aiuta ad immergerci nel mistero che stiamo celebrando, ma parlano pure i silenzi.
Così si esprime l’autore di un testo che attira sempre il mio interesse: “Non si sa ancora che Dio ascolta alla porta del cuore, che non è altro che silenzio, ma quale silenzio!” (cfr. Christian Bobin, La vita scrive a matita, edizioni Sampino, p. 148).
A conclusione nasce la mia preghiera: “Signore, rendici amanti di questo silenzio, perché sia il tuo Spirito a parlare in noi e attraverso di noi. Non solo e necessariamente con le parole, ma anche e soprattutto, con il linguaggio del cuore”.
