Ho avuto la possibilità di effettuare più viaggi in alcune zone dell’America Latina, dove operano missionarie/i provenienti dall’Italia. Solitamente li conoscevo prima di ritrovarli oltre oceano.
Ma erano diventati diversi! Perché? A mio modesto parere perché il contatto diretto con i poveri di quei Paesi, l’organizzazione sociale e lo sprezzo dei diritti li facevano entrare appieno in una realtà che avevano immaginata, studiata, approfondita prima di partire, ma che ora li coinvolgeva in toto. Per me questa osservazione è sempre stata oggetto di riflessione, di positiva riflessione. In quelle occasioni ho avuto modo di comprendere, vedere. Assaporare i rapporti forti, essenziali, di condivisione con le persone che incontravano là, impegnate nei Movimenti popolari (n. 80 della Dilexi te), integrandosi con loro, sostenendosi a vicenda.
Solitamente si trattava di donne e uomini provenienti da ceti impoveriti, che studiando, approfondendo, vivendo le situazioni precarie dei loro compaesani avevano fatto un percorso non solo per loro stessi, ma teso alla riabilitazione di tutti, al riconoscimento dei diritti di tutti. Non incarnano l’idea che bisogna fare qualcosa per i poveri, ma “con”, coinvolgendoli perché loro stessi sono parte di quella società.
Proprio per questo possono avvicinare altri che si trovano nella loro stessa situazione, con proposte concrete e realistiche. Si allarga così il movimento con azioni che partono dal basso. È possibile, l’ho visto! A volte destano sospetti nell’autorità, possono anche essere perseguitati, ma stanno dalla parte giusta.
