“L’esperienza della migrazione accompagna la storia del Popolo di Dio. Abramo parte senza sapere dove andrà; Mosè guida il popolo pellegrino attraverso il deserto;
Maria e Giuseppe fuggono con il Bambino in Egitto” (Dilexi te n. 73). Siamo invitati a soffermaci su questo passo in un tempo, che ormai dura da anni, in cui la migrazione pare una disgrazia che ci è capitata tra capo e collo e che certi nostri politici ritengono di poter arginare con leggi e chiusure. Ormai è ampiamente riconosciuto che si tratta di un fenomeno strutturale della società, c’è da sempre e dobbiamo farci i conti. Allora tanto vale affrontarlo da un’altra prospettiva, con l’intento di integrare piuttosto che sbarrare confini e respingere.
Papa Francesco ha citato “quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare” che esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati.
Tanti sono gli esempi. Gli inizi di una missione mi pare partano sempre da una riflessione personale, da una esperienza individuale. Sta al singolo riuscire a convincere, sensibilizzare altri, portarli alla sua visione in modo da farne un movimento, una congregazione, grazie alla sua volontà, determinazione, fede, per chi crede.
“Ha iniziato ospitando i malati in un pollaio e da lì ha fondato una delle più grandi opere sociali del Paese” (Dilexi te n. 78). Mi ha incuriosita questa descrizione di Santa Dulce dei Poveri, “l’angelo buono di Bahia” che “Viveva con poco, pregava con fervore e serviva con gioia”.
