Mi sono occupata, per lavoro, di ragazzini, stranieri, minorenni, soli in Italia. I MSNA, Minori Stranieri Non Accompagnati. Non erano molti in allora, un ambito nuovo, pochi i riferimenti normativi.
Semplicemente l’ente pubblico si doveva occupare di loro con proposte e indicazioni fino al raggiungimento della maggiore età. Che cosa ricordo? Un cous cous mangiato in comunità, cucinato da loro per l’assistente sociale che li aveva seguiti. Ora sono molto più numerosi, con storie ancora più complicate, di viaggi pericolosi e lunghi, vite tristi, difficoltose, desiderio di inserimento in contesti non sempre accoglienti. Ne ho conosciuti ancora, non più per lavoro. Non sempre ti raccontano tutto o tutto quello che vorremmo sapere. Ma lo dobbiamo proprio sapere? A volte sì per poterli meglio aiutare. Sovente a me basta il loro impegno per inserirsi, il loro sorriso se riescono a conseguire un risultato scolastico, un attestato professionale.
Qualcuno ha attraversato il mare sul barcone, vagato in Italia senza meta prima di raggiungere un approdo sicuro. Non sempre li riconosco quando li rivedo. Sono loro che mi salutano e mi aiutano a ricordare. Parecchi sono musulmani e mi fanno gli auguri di Natale e Pasqua, attenti a non dimenticarsi. Credo siano sinceri.
Interpreto questo come uno sforzo per inserirsi in un contesto nuovo, sovente poco aperto nei loro confronti. Quando devo chiedere di farsi riconoscere perché non mi viene in mente chi sono mi ripagano con un sorriso. Intravedo segni di speranza in questi incontri.
