Nel mese di maggio, sento l’invito a rivolgermi a Maria, la Madre di Dio, ogni mattino, con un sorriso. Così, come un bambino si rivolge alla mamma perché da lei amato e protetto.
Come un anziano che percepisce la fine dei suoi giorni e si affida serenamente alla Mamma del cielo. Me lo insegnano alcuni disabili gravi, in particolare Andrea. Ogni giorno al ritorno dal Centro Diurno, prima della merenda, desidera fermarsi alcuni istanti di fronte al quadro della Madonna della tenerezza, sollevando lo sguardo al suo volto.
Sguardo nello sguardo, Andrea si scioglie in un sorriso dolcissimo. È un dialogo speciale con una persona speciale. Sono istanti di “paradiso”.
Me lo ha insegnato Carla, sofferente e travagliata, pochi giorni prima di morire. Pregavamo insieme l’Ave Maria, ad un tratto vedo sul suo volto un particolare sorriso insieme a un bacio verso l’alto.
Mi hanno insegnato che imparare a sorridere a Maria è anche sorridere a Gesù e tutti quelli in cui lui è presente, soprattutto i piccoli e i poveri. Infatti il Vangelo afferma: «Tutto quello che avete fatto al più piccolo di questi miei fratelli» (cfr. Matteo 25,40).
Il sorriso è una delle prime espressioni di amore, ma, a volte, quanto è difficile donarlo!
Regalare un sorriso sincero e profondo è aprire vie di pace proprio là dove tutto pare inutile tentare. Ma un semplice sorriso può far nascere bontà e speranza.
