Una bella conversazione con suor Lodovica Peirotti, mi ha permesso di conoscere una notevole tappa del suo servizio. La risposta ad alcune domande dirette ne delineano i tratti essenziali.
Dopo alcuni anni, migrante missionaria in Brasile, torna in Italia e lavora presso l’Ufficio per la Pastorale dei Migranti nell’Arcidiocesi di Torino, per ben 26 anni. Una lunga esperienza, ormai conclusa, che le ha permesso di crescere e maturare aspetti umani profondi.
Quale servizio hai svolto al Centro?
Mi sono occupata dell’accoglienza delle donne e mamme con i bambini piccoli; del loro accompagnamento presso i servizi pubblici. Ho collaborato negli incontri formativi: sanitari, interculturali, nell’inserimento lavorativo.
Nutrivi qualche stereotipo culturale verso i migranti?
L’esperienza della mia “immigrazione” mi ha educata a comprendere, ad ascoltare, ad entrare in sintonia con le loro difficoltà e farmene carico. Il mio atteggiamento è sempre stato di difesa della loro vita. Sono persone spesso rifiutate, non riconosciute nel loro valore, costrette ad adattarsi alla situazione politica e sociale del nostro paese.
Nelle diverse credenze religiose, come hai incarnato il Vangelo?
Ho sempre valorizzato un atteggiamento di umanità, di cura e di condivisione, vissuto nell’esperienza concreta con tutti. Questo è stato il terreno favorevole in cui la parola del Signore è germogliata e ha portato i suoi frutti. È la modalità delle relazioni che può esprimere i gesti dell’umanità di Gesù. In concreto, oltre all’accompagnamento dei migranti cattolici, è stato significativo il dialogo con i musulmani e gli ortodossi.
E il Carisma di comunione?
Anche a questo riguardo, è sempre la vita concreta che parla. Il mio inserimento, in questo “mondo straniero e variegato”, è stato caratterizzato dalla semplicità e disponibilità. Mi sono impegnata a creare ambienti e relazioni positive, favorendo incontri conviviali, condivisioni spontanee sulle vicende della vita.
Una grande difficoltà?
Sono stati i casi problematici di sfruttamento e di offesa della dignità umana. Il trovarmi di fronte a situazioni così sofferte e complesse, quasi senza vie di uscita, senza intravedere orizzonti nuovi.
Le parole sempre vive nel tuo cuore?
Una fede condivisa. Il valore e il dono di ogni persona incontrata.
