Ho vissuto una grande opportunità di crescita, in un luogo “spirituale”, quasi mistico, dove la parola si dissolve in un pacifico silenzio, massima espressione della preghiera. Dove?
All’Alpe di Papa Giovanni XXIII, con il gruppo della Sorgente di Cuneo. Qui, accolti con grande cura, abbiamo seguito la riflessione sul Salmo 22: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, proposta da don Andrea Adamo.
Ignaro del tema della meditazione, sono rimasto piacevolmente colpito dalla sua affinità con la mia attuale condizione di vita, fatta di alti e bassi in cui, nonostante la mia fede, non sempre percepisco la presenza di Dio. È stato incredibile come, dopo aver letto il titolo la prima volta, mi sia dato da solo una risposta in grado di annullare il senso della domanda. Quando chiediamo una mano al Cielo e si ottiene un'eco come risposta, penso sia normale percepire un umano senso di abbandono.
Ma se la risposta risiedesse proprio nel silenzio, che vuoto non è mai? E se si trovasse al di fuori dei confini della ragione e della logica? O, ancora meglio, se il terreno del nostro cuore non fosse ancora pronto o abbastanza fertile per accogliere il seme di una nuova consapevolezza? La riflessione individuale che ha occupato la seconda metà della mattinata ha ruotato attorno a queste osservazioni.
Ci siamo, poi, ritrovati per il pranzo, di fuori dell’area di silenzio. Un momento di grande condivisione che ci ha permesso di godere il piacere della presenza di ciascuno, fatta di leggerezza, tanti sorrisi e grande gioia.
Il cuore della giornata è stata la Celebrazione eucaristica, tenuta in una chiesa un po’ particolare: all’aperto, sotto il cielo che è di tutti. Magnifica è stata l’immagine di noi, persone riunite come un gregge nella bellezza del creato; innaffiate come piante con la luce e il calore di un unico Sole splendente.
La liturgia della Parola ci ha offerto la parabola del grano e della zizzania. Nell’ascolto, mi sono sentito particolarmente leggero. La mente si era acquietata ed io ero come assorto in un profondo silenzio interiore.
Da un po’ di tempo mi sentivo sbagliato soltanto per aver formulato pensieri feroci e cattivi. Pur essendo involontari, mi creavano un senso di colpa, di incomprensione di me stesso, prigioniero dello sconforto. È vero, c’è zizzania nei nostri sconfinati campi di grano, ma siamo noi a decidere a cosa dare importanza. Questo è ciò che ho colto dal brano di Gesù. Un passo potente, intriso di umanità. Una ricercata consapevolezza che ha riempito il mio cuore di gioia, traboccando in lacrime di commozione. In quel momento ho avuto la certezza di stare nel posto giusto e soprattutto, di non sentirmi abbandonato.
Sono semplicemente grato a chi ha reso possibile tutto questo. Grazie.
