Viviamo in una società sempre più multietnica. In Italia sembriamo spesso divisi tra chi vorrebbe "rimandarli tutti a casa loro" e chi invece ha un atteggiamento più aperto.
Eppure dovremmo ricordarci che anche noi italiani siamo stati, per molto tempo, un popolo di migranti. Molti nostri connazionali hanno lasciato la loro terra in cerca di lavoro, sicurezza e una vita migliore, non molto diversamente da chi arriva oggi nel nostro Paese.
Forse la memoria è più corta di quanto immaginiamo.
Forse perché esiste sempre qualcuno più a Sud di noi.
E con "Sud" non intendo un punto cardinale, ma il luogo da cui si parte quando si cerca una possibilità migliore.
Come spesso accade, i ragazzi guardano le cose da un'altra prospettiva. Quando chiedevo a mia figlia quanti bambini stranieri ci fossero nella sua classe, mi rispondeva: «Nessuno».
Ma come nessuno? E i bambini marocchini o pakistani?
«I loro genitori sono marocchini o pakistani. Loro sono nati qui. Sono italiani».
So bene che le cose non sono così semplici. Però ogni volta che ripenso a quella risposta mi colpisce la sua semplicità. Per lei quei bambini non erano "gli stranieri". Erano semplicemente bambini come lei, con cui giocava, litigava, rideva e cresceva.
