Gesù è stato povero. Mettendosi al piano di chi incontrava, senza farlo sentire un peso. Non offendeva mai. Cercava di andare al cuore, al motivo che rendeva quella persona “bisognosa”.
Necessitiamo di beni materiali, ma sovente di altro, non acquistabile, più difficile da reperire. Le offerte di colombe e tortore al tempio da parte di Maria, Giuseppe e Gesù erano quelle dei poveri a quel tempo. Guardiamo a loro con speranza anche per noi.
Ma quando è che siamo poveri?
Pensiamoci. Quando sembra che ci manchi qualcosa? Non sempre. Per chi vive nel nostro mondo si tratta di un bene materiale. Mancano la consolazione, la voglia di vivere, di impegnarsi, di essere attenti e sensibili a quanto ci accade attorno. A volte manca anche l’attenzione a noi stessi: dobbiamo conoscerci per riuscire a comprenderci, a capire perché facciamo fatica. Allora siamo tutti poveri in alcuni frangenti della nostra vita. A ciascuno riconoscerlo per potervi porre rimedio.
Tante sono le strade che possiamo intraprendere per intravedere una soluzione. A volte facili, a portata di mano. Basta un po’ di osservazione, di attenzione, a volte di umiltà per capire che abbiamo bisogno di qualcosa e lo dobbiamo cercare per stare meglio.
Un libro, una passeggiata, quattro chiacchiere con un amico, un po’ di riposo dall’affanno quotidiano. La consapevolezza della mia condizione di povertà può essermi di aiuto, anche quando mi avvicino agli altri nel tentativo di comprendere il loro percorso e la loro fatica.
La povertà non può essere vergogna, ma consapevolezza della condizione umana.
