Per un anno ho cercato di riflettere sulle varie caratteristiche del cuore, più di un muscolo. Sappiamo che il funzionamento meccanico può essere corretto o aggiustato.
Attenzione anche all’aspetto meno concreto, più insondabile, non meno importante attorno ai sentimenti, ai comportamenti, ai pensieri. Nel materiale e nello spirituale è proprio il motore di tutto. Posso permettermi qualche fatica fisica se funziona bene, sto attenta a quanto mi comunica se sono troppo provata, se non ce la faccio a sollevare un peso.
E nel quotidiano? Che cosa mi turba maggiormente, che cosa mi aiuta, mi dà la forza per agire?
Se l’aspetto del sentimento mi crea difficoltà devo provvedere a porre attenzione anche lì: il motore psicologico, non solo fisico. C’è, in questo, l’invito alla consapevolezza di conoscerci personalmente e di cercare di porre rimedi facendosi aiutare se da soli non ce la facciamo.
Emerge la nozione di cura che dobbiamo riservarci, sì proprio attenti individualmente. Aspetti umani che però ha provato anche Gesù nel momento di essere uomo a tutti gli effetti. Non vuol dire non dover affrontare la sofferenza, non trovarsi in difficoltà. Umanamente in difficoltà. Vuol dire essere consapevoli del percorso e attrezzarsi per il cammino: prima o dopo qualche intoppo ci metterà di fronte a situazioni in cui non è facile districarsi.
Essere consapevoli che altri prima e contemporaneamente a noi devono affrontare le medesime difficoltà. Soprattutto sapere che possiamo farcela. “Oliamo” in contemporanea questo motore fisico e spirituale per trarne giovamento nel quotidiano.
