All’origine della parola rammaricarsi c’è l’aggettivo amaro. Inutile dire che il rammarico è un sentimento spiacevole, frutto di un’occasione perduta che lascia l’amaro nell’animo.
Ci si può rammaricare per molte situazioni perse, ma la più grave è non aver aiutato qualcuno o non aver ritessuto relazioni interrotte. In questi casi s’è perduta l’occasione di contribuire al bene comune.
Ben più grave è per il credente riconoscere il bisogno del fratello e non muovere in suo aiuto o lasciare incancrenire un rapporto spezzato.
Padre Médaille, nella Massima 2 del capitolo VIII sulla carità verso il prossimo, scrive «… amate i vostri fratelli sempre e senza riserve».
Parole impegnative perché la vita sempre richiede serietà; in esse è nascosto l’invito a guardare con occhio attento e benevolo chi interseca il nostro cammino; consapevoli che ancora ci saranno sbagli, ancora amari rammarichi. Ma anche coscienti che il Padre non vuole l’angoscia, perciò sempre dà la possibilità di rialzarsi.
