Un ragazzo di 22 anni, studente all'università Bocconi, malfermo sulle gambe, si alza, aiutato dalle stampelle, per andare ad abbracciare un suo quasi coetaneo, di 19 anni, in un’aula di Tribunale a Milano.
Ha scritto una lunga lettera, pubblicata sul sito on line della Chiesa di Milano, il portale della diocesi Ambrosiana, in cui racconta quanto gli è capitato. «A volte ancora la sento, la coltellata». È accaduto nella notte del 12 ottobre 2025, aggredito da 5 coetanei per sottrargli 50 euro. Ne abbiamo sentito parlare tutti in allora. L’eccezionale è il dopo. Nell’aula ha abbracciato il suo aggressore, aggiungendo che forse sarebbe andato a trovarlo in galera. Ho stentato a credere che fosse vero.
«Mi chiamo Davide Simone Cavallo, 6 mesi fa sono stato accoltellato e ho quasi perso me stesso e l’uso delle gambe. Sono un ragazzo come altri, solo più fortunato, forse, e un po’ ferito. Non mi sono mai arreso e oggi sono qui».
Giovane normale con una famiglia che gli vuole bene. Gli spiace che i suoi soffrano per lui.
È qualcosa che va oltre la giustizia, c’è e ci invita a riflettere. Davide è ben cosciente dei fatti, perché per ora ha perso la possibilità di muoversi in autonomia, di fare sport, di allenarsi, di correre, di camminare, ma parla così.
Spera che il ragazzo con la condanna di 20 anni per averlo aggredito possa uscire prima.
Uno psicologo ha commentato: «Perdonando i suoi aggressori, Davide ci ha dato non solo una straordinaria lezione di umanità, ma ha liberato la sua vita dal rancore e dall’odio. Ha “slegato” sé stesso da chi gli ha fatto del male».
