«E dunque, Signore, non guardare ai nostri peccati, ai nostri quotidiani tradimenti, a tutte queste viltà segrete e palesi, ma guarda alla fede di tutti i giusti della terra.
Ai giusti di qualunque religione e fede, ai giusti senza nome, silenziosi e umili. Uomini e donne di cui nessuno ha mai avvertito che neppure esistessero e invece il loro nome era scritto sul tuo Libro.
Qualcuno che abitava in periferia, altri, nei campi, gente del deserto, il portinaio di qualche monastero, una madre, la quale ha solamente dato, e un altro che è riuscito a perdonare.
Signore, sono costoro che ti rendono gloria a nome dell’intero creato, a nome di tutto il genere umano: moltitudine che mai nessuno riesce a numerare.
Signore, guarda a tutti coloro che non sanno neppure se esisti e chi sia il tuo Cristo, forse per causa nostra. E invece sono vissuti per la giustizia, la verità, la libertà e l’amore. Per queste cose hanno attraversato il mare della grande tribolazione; hanno subito chi la deportazione e l’esilio, chi le feroci torture e il lungo carcere.
E altri sono stati fatti sparire come se non fossero mai esistiti sulla faccia della terra. Bambini, donne e sacerdoti, e molti, moltissimi uomini del sindacato.
E altri che hanno sopportato ogni avvilimento e disprezzo e oblio perfino dalle proprie chiese.
Sono essi i tuoi santi che ora compongono la “mistica rosa” del tuo paradiso.
Uomini e donne, a te carissimi, fra gli stessi santi dei nostri calendari.
Sono loro a comporre anche la tua gioia, la grande festa nei cieli».
