Nelle solennità dell’anno liturgico, come ministro straordinario della Comunione, compio il mandato verso gli ospiti della Casa di riposo, dove presto il servizio religioso. Sono sempre incontri speciali.
Mi è dato di assistere a un “tu per tu” con Gesù Eucaristia, che mi sorprende e mi edifica. La fede di queste persone, semplice e profonda, viene in soccorso alla mia, donandole calore e intensità, rendendola più umana e trasparente.
Mi presento con una traccia, suggerisco delle preghiere, mi rapporto con delle frasi. A volte succede che, quando presento l’Ostia consacrata dicendo: «Ecco l’Agnello di Dio», mi fermano con una parola, un gesto della mano e mi dicono: «Aspetta». C’è chi sente l’esigenza di chiedere ancora perdono, chi di prolungare l’adorazione, chi di aggiungere preghiere personali. Tutto per esprimere la loro sete di Dio, il loro amore a Gesù e la gioia di poterlo ricevere nel loro cuore.
Così, volentieri, mi metto da parte e lascio che questo dialogo intimo si esprima in pienezza; fino a quando Gesù entra in questi cuori aperti e li trasforma con il suo nutrimento.
Mi trovo in una cameretta, attorno a un letto, ma la solennità con cui viene vissuto questo momento, da molti di loro, mi fa sentire come in una grande Basilica. Qui, respiro un’atmosfera che mi fa vivere e mi rigenera interiormente.
