di Costanza Lerda

Imparare a pattinare Una sera tardi... un documentario alla Rai. Guardo incuriosita. Ci sono tante bambine, ben coperte con veli e abiti multicolori. Hanno anche vistose ginocchiere e caschi protettivi:...

si esercitano e imparano a correre con lo skateboard. Nulla di strano. Ma siamo a Kabul e il documento testimonia un’iniziativa avviata dal 2007. Si racconta l’esperienza di Ollie Percovich, skater australiano, che ha deciso di fondare la sua ongSkateistan a Kabul, una delle città più minate al mondo, tra le macerie, le strade dissestate e gli scenari di morte quotidiana.
Arrivato in Afghanistan con la sua ragazza, decide di usare lo sport come mezzo di emancipazione femminile e combattere l’oscurantismo dei talebani. Infatti i corsi si affiancano a regolari lezioni per insegnare a leggere e a scrivere, soprattutto alle bambine.
L’attenzione di Skateistan è infatti rivolta a gruppi che sono spesso esclusi dalle opportunità sportive ed educative, disabili, poveri, bambine in Paesi provati da sfruttamento e guerre. Sono ora presenti in Afghanistan, Cambogia e Sudafrica. Learning to skateboard in a warzone (if you’re a girl) - Imparare a pattinare in una zona di guerra (se sei una ragazza) - è il titolo del documentario.
«Questo film è la mia lettera d’amore alle coraggiose ragazze di questo Paese», ha detto la regista Carol Dysinger durante la premiazione agli Oscar.
«Insegnano alle ragazze il coraggio di alzare la mano, dire che sono qui, ho qualcosa da dire e ho intenzione di prendere quella rampa e cercare di non fermarmi».

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