di Costanza Lerda

Vengono da un sindacalista africano parole che mi animano, appena prima dell’estate, di alto valore civile e democratico. Aboubakar Soumahoro, era un amico e collega di Sacko Soumayla,...

il sindacalista ucciso a colpi di fucile in Calabria il 2 giugno 2018. Ospite a Propaganda Live, il programma di Diego Bianchi in onda su La7, Aboubakar buca lo schermo, parlando di discriminazione, delle condizioni di schiavitù in cui i braccianti, tanto stranieri quanto italiani, sono costretti a lavorare e della mancanza di una vera sinistra in Italia.
«Il governo deve capire una cosa, che lì dove le persone vivono in miseria, i diritti dell’uomo sono violati, indipendentemente dal pezzo di carta che hanno in tasca, che siano rossi gialli o bianchi».
Italiano, nato in Costa d’Avorio, 38 anni, bracciante e muratore, quando viveva dalle parti di Napoli, ora laureato in Sociologia.
Gira l’Italia per ricordare a gente che di notte dorme nelle baracche e di giorno raccoglie mele oppure pomodori che la schiavitù è stata abolita, il caporalato dovrebbe stare nei libri di Storia, il sistema dell’apartheid è stato abbattuto in Sudafrica.
«Alla fine noi diciamo una cosa semplice: prima gli sfruttati. Quindi: i braccianti, i rider, le lavoratrici domestiche, le donne che continuano a subire forme di sessismo e anche i disoccupati. E diciamo anche: prima di essere tutto questo, siamo persone...: bisogna rompere quella specie di vestito cucito addosso a ognuno, per cui il migrante e il profugo diventano una non-persona.
E bisogna chiamare le cose col loro nome: “sfruttamento, schiavitù”».

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