di Cecilia De Matteis

La notte nella campagna è appena scesa
come pure lo è un drappello di donne da un pullmino. Impaurite....


Alcune incinte.
Hanno chiari segni di tortura sul corpo.
Cicatrici indelebili.
Ma visibile è solo il loro colore.

La storia si ripete.
Si ripete di fronte ad una scuola piena di scale
e tu sei sulla sedia a rotelle.
Si ripete di fronte ad una società che ti vuole magro e piacente,
simpatico e divertente,
non bavoso, non strabico, non eccentrico.
Si ripete di fronte alla normalità che ti imprigiona
nel mondo meraviglioso del Mulino Bianco,
ed in vece il papà e la mamma litigano,
ed invece sono botte da orbi,
ed in vece tuo fratello è in galera,
per cui tu di conseguenza sei un poco di buono.
Si ripete di fronte all’impossibilità di riscatto,
perché vale solo la raccomandazione e non la competenza,
perché è avvilente mendicare comprensione ed apprezzamento,
perché è vietato sperare ed avere dei sogni.
Bisogna lavorare! Tacere, obbedire, servire.

Certe porte non si aprono per certa gente.
Nemmeno s’erano aperte a Betlemme, in allora,
ad un uomo e alla sua donna con le doglie.
Erano di colore?

… ma quale benedetto colore dobbiamo avere per essere accolti? Quale per accogliere?
Tratto da “il granello di senape”, n. 5 2016, con il visto dell’autrice: Cecilia De Matteis

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Nessuna verità
riuscirà a produrre
effetti benefici in voi
se questa stessa verità
non vi pervade...

L’essere umano più felice
è senza dubbio
colui che sente
la maggior parte di cose
interiormente
e da esse si lascia
illuminare, saziare, colmare.

Tanto è vero che è l’amore,
questo slancio
che viene dall’interno
e che dà senso
al mondo intero,
a condurre
alla conoscenza autentica.

François Garagnon,
Terapia per l’anima,
Paoline 2010.

 

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