di Giovanni Dutto

Chiunque sa quanto un rettilineo sia solo apparentemenre più sicuro. In realtà nasconde parecchie insidie:

l’invito a correre senza pensare, la monotonia che induce il sonno, la noia che annebbia i riflessi. Meglio allora una strada con qualche curva. La curva porta con sé curiosità, stupore e gioia per la novità del nuovo orizzonte. Aiuta a restare vigili per sé e per il passeggero che si affida.
Ma la curva al tempo stesso richiede prudenza e docilità nell’affrontarla. Una guida tranquilla comunica sicurezza e fa sì che nessuno patisca il mal d’auto. Col tempo si scopre che non è il rombo del motore o la velocità che fanno grande un uomo.
La strada con l’alternarsi di rettilinei e tornanti è metafora del vivere quotidiano. Per guidare su di essa nessuno ha superato definitivamente l’esame della patente. Occorre anzi un continuo esercizio e quando il buio avvolge il cammino, allora è fortissimo il bisogno di qualcuno che condivida fatica e responsabilità. È in quei momenti che si capisce come non si possa mai guidare da soli.
Se animato da senso civico e dalla continua ricerca di un equilibrio per il bene comune, questo stile di vita è abitato dal Dio che ha voluto con Gesù percorrere le nostre strade con tutte le loro curve cieche.

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