di Giovanni Dutto

Spazi di silenzioQuesta mattina un collega mi ha detto: «Dovrò rendere conto al Creatore che mi ha offerto tante belle occasioni di vita ed io, preso...

dalle mille incombenze che mettono fretta, non sono riuscito a viverle con gioia». Capita un po’ a tutti che le infinite cose da fare, le scadenze, i tempi stretti ci sovrastino e minino la serenità della vita. Come risultato rimane la malinconica memoria di belle esperienze non vissute a pieno. Forse quel “purgatorio” dove rendere conto, a cui alludeva il collega, non è un altrove. È costruito ogni giorno dalle nostre stesse mani e chissà che il Padre non guardi questi suoi figli sempre in affanno e sorrida, magari con un po’ di mestizia pensando che dopo tanti anni ancora non sanno ricordare quell’antica Sua Parola “invano faticano i costruttori, mangiando pane di sudore…” o quell’invito umanissimo a salire ogni tanto sul monte, a stare in disparte con i pochi veri amici dove ristorare corpo e anima per ritornare con rinnovata speranza a immergersi nel quotidiano, senza il rischio di smarrire la via della felicità travolti dagli affanni.

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