di Martino Pellegrino

Tutti i giorni, nella sua passeggiata, incontrava una donna che chiedeva l'elemosina e lui sempre gliela dava.

Un giorno le offre una rosa. La donna stupita esclama: «Mi ha riconosciuta!».
Quando vedi il povero sui gradini della chiesa puoi reagire in almeno due maniere: lo ignori, o lo consideri.
Nella prima ipotesi esiste solo la categoria (accattone, zingaro, migrante); nella seconda passa in primo piano la persona, l’individuo.
In un caso, il mendicante c’è materialmente ma per te non esiste se non come fuggevole intoppo o fastidio; nell’altro caso acquista un volto. Secondo le possibilità gli fai un saluto con la mano, un inchino; se puoi ti fermi e lo soccorri con l’elemosina; o ancora più profondamente gli parli, lo guardi negli occhi. Hai riconosciuto comunque la sua umanità, elusa da chi evita di stabilire un contatto.
Luca nella famosa parabola del malcapitato (Lc 10) sintetizza con pochi verbi le opposte scelte: il sacerdote “vide e passò oltre”, il levita “vide e passò oltre”, il samaritano “vide e ne ebbe compassione”.
Tutti hanno visto, ma solo uno ha riconosciuto. Ovviamente non offrì un fiore, che in quel caso sarebbe stato inutile se non canzonatorio; ma l’olio e il vino del primo soccorso e il ricovero alla locanda valsero un intero mazzo di rose.
Non per nulla è diventato il “buon” samaritano, esempio e rimprovero per i benpensanti, religiosi o laici che siano.

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