di Silvia Micioni

La disabilitàQuanta paura, quanta rabbia, quanti dubbi possono avere le persone che hanno a che fare con la disabilità. Un figlio disabile fa a pezzi la vita... Ruba il tempo per leggere un libro, per lavorare,...

per fare una vacanza normale. Un alunno disabile rallenta l’apprendimento della classe.
A che serve far partecipare alla messa una persona disabile, che forse neanche si rende conto di dove si trova?
Sabato 19 giugno ho avuto l’opportunità di partecipare alla messa nella comunità di “Stella Mattutina” preparata dall’équipe diocesana di catechesi ai disabili. Mi sono commossa nel pensare che non c’è tempo più prezioso che Dio regala, che quello speso con persone disabili, per prendersi cura di loro, per coltivare sorrisi e momenti di gioia. E mi emoziona ancora di più, pensare che ci siano persone che scelgano di pregare con loro e di costruire esperienze di fede.
Forse, l’incontro-scontro con la disabilità, ci turba, cambia la vita e sembra quasi davvero farla a pezzi... Ma solo per ricostruirla rendendo tutti persone "diverse" e migliori… Spesso si rischia di non riconoscere e di non usare con responsabilità i doni, le capacità, le abilità che si hanno. Si rischia di essere ingrati.
Mi ha colpito il “Grazie”, espresso da una ragazza con disabilità durante la celebrazione. Era dedicato a un piccolo bambino con la Sindrome di Down. che inizia il percorso di preparazione alla prima comunione. «Grazie perché ci sei e ci dai forza».
Allora mi fermo anche io a ringraziare per le persone belle che ho incontrato… So che non avete incrociato il mio cammino per caso... Ma lo avete fatto per rendermi una persona migliore.
Il senso della vostra vita è rendere tutti meno soli e più belli!
Il vostro sorriso fa luce al mondo!

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Scroll Up