di Elisabetta Civallero

Ua boccata di OssigenoMancano le bombole di Ossigeno, si muore, si soffre, ma non si respira. Un problema grave che, fino a ieri, non esisteva. Eppure, oggi, una boccata di Ossigeno può salvare una vita, tante vite.

Ma… una boccata di Ossigeno può anche arrivare dalla solidarietà e non si tratta di un elemento classificato nella tavola periodica con O. Ma di attenzioni, di gesti, di azioni che, come l’elemento chimico che permette di respirare, sostengono il vivere quotidiano di persone schiacciate non soltanto dal Covid 19, ma da croci che non riescono a portare da sole. Hanno bisogno del Cireneo che si presenta quando meno uno se lo aspetta.
Ci sarebbero belle storie da raccontare. Non fanno cronaca - la cronaca è quasi sempre nera, così le coscienze non entrano in crisi nello scoprire che qualcuno si preoccupa anche del Bene del Prossimo - e restano nel cuore.
A una realtà, in particolare, ho pensato leggendo il commento al Vangelo di don Carlo Pellegrino, pubblicato su La Guida relativo alla Domenica 22 Novembre. “Gesù ci fa conoscere il test per verificare la riuscita della nostra vita. Lo possiamo riassumere in una domanda: Cosa hai fatto, tu personalmente, davanti a quel fratello che hai incontrato sofferente e bisognoso di te sulla tua strada?... Qui non si parla di solidarietà, giustizia, democrazia e neppure di amore. Questo linguaggio rischia di essere astratto, comodo e inconcludente. Alla sera della vita ci sarà domandato cosa abbiamo fatto in concreto per le persone che avevano bisogno del nostro aiuto…”.
Ci avviciniamo al Natale. Quest’anno non è il caso di pensare a troppi lustrini.
Non potremo disporre della straordinarietà del fuoriclasse, del quale, nella mia storia, ho scoperto l’intervento non soltanto in campo, ma, sicuramente, di ordinarietà non straordinaria per accorgerci che qualcuno ha bisogno di una boccata di Ossigeno.

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