di Silvia Micioni

Stabat MaterIl suo cuore ha cessato di battere.
È morto.
Ora è tutto finito.
Quelli che pensavi fossero mattoni...

sono castelli di sabbia che crollano e svaniscono nel nulla…
Sei incapace di piangere e di respirare, non riesci a parlare.
Fa freddo. Dentro e fuori.
Ti senti impotente. Non hai potuto ostacolare questa orribile morte.
Hai addosso tutto il dolore di quella straziante agonia.
Il tuo cuore non segue più un battito regolare, è lacerato, straziato, umiliato, ferito...
È tuo figlio.
Quella creatura che hai tenuto in grembo per nove mesi e che hai cresciuto per anni è lì davanti a te: nient’altro che un corpo esanime che non hai il coraggio di guardare.
Un pensiero ti sfiora, forse un senso di colpa: sei tu che lo hai dato alla luce e se…
No! Tu hai dato alla luce, ma è lui luce.
Hai fatto una promessa e dovrai mantenerla.
«Avvenga per me secondo la Tua Parola».
Sempre.
E così accetti.
Ripetendo quella frase alzi gli occhi, gli guardi mani e piedi e una fitta ti toglie il fiato… poi il tuo sguardo si posa sul suo volto dove riconosci in parte i tuoi lineamenti: affaticati, stanchi, traditi… ma ai lati della bocca noti una piccola curvatura… che solo tu puoi notare, quasi un sorriso.
Capisci, se ascolti bene fino infondo il tuo cuore, che nulla è perduto…
Lo sai che quello che ti è sembrato un tempo piccolo, veloce è un infinito Amore.
Lo sai, Maria, che la morte di tuo figlio è solo un inizio…

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