di Elisabetta Civallero

Alzaimer MemoriaAvere in famiglia una persona con memoria “andata” destabilizza e costringe a capire il grande valore di questo meccanismo chimico-fisico della mente umana.

Ricordare equivale ad avere punti di riferimento ben fissi per orientarsi nella propria vita. Sapere chi sei, da dove vieni e, se possiedi un po’ di cognitio, valutare dove vai e dove vorresti andare. Questo vale sia a livello ortogenetico che filogenetico. Sul passato insiste il presente e si prepara il futuro. Nel calendario, un giorno o l’altro, scompariranno i Santi sostituiti dalla celebrazione di una Giornata particolare, c’è già anche quella della Nutella!
Penso alla Giornata della Memoria e al Giorno del Ricordo: Auschwitz… Risiera di San Sabba… Le Foibe… Chi dimentica perde se stesso, perde la bussola che gli permette di conoscere atrocità che non si dovrebbero ripetere. È un individuo quasi morto, almeno a livello spirituale. È un malato di Alzheimer.
Sembra, però, che, nonostante i tanti bei discorsi, le belle proclamazioni per ricordare, si continui a lasciar morire donne, uomini e bambini con indifferenza o con giustificazioni che niente hanno a che fare con il rispetto della dignità umana. Forse, prossimamente, verrà istituita “una giornata!”.
Resta la speranza di “Quando verrà, il Figlio dell’uomo nella sua gloria, accompagnato da tutti gli angeli, sederà sul suo trono di gloria. Davanti a Lui si raduneranno tutte le genti ed egli separerà gli uni dagli altri come il pastore separa le pecore dai capri…” (Matteo 25, 31-33).
A Lui si innalzi la preghiera di non far parte della schiera che non ha memoria, anche per scongiurare la minaccia di Primo Levi.
«Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi».

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