di Giovanni Dutto

Ho guardato in volto un migrante. Improvvisamente i miei occhi sono inciampati nei suoi e lì si sono fermati trattenuti dalla loro profondità. Quello sguardo mi ha rivelato che le speranze di quell’uomo...

sono anche le mie, le sue paure potrebbero diventare le mie.
Allora un senso di impotenza mi ha stretto il cuore: ho colto tutta l’ingiustizia che da secoli pesa sulle spalle di quell’uomo e come a quella ingiustizia la mia civiltà e il mio benessere non sono estranei.

Poi il viso di quell’uomo ha abbozzato un sorriso contagioso. Mi sono detto che anch’io posso rispondergli con un sorriso e fare di quell’umile gesto un ponte fra noi.
Ho anche pensato che forse il buon Dio, perchè la famiglia di suo Figlio ha vissuto l’emigrazione, accoglierà quel sorriso come un povero sincero dono e quell’attimo di comunione diventerà eterno perché scritto nella sua memoria.

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