di Silvia Micioni

Forse ci è mai capitato di riflettere su una parola, come la gratuità? Bene, il brano del Vangelo di Luca, titolato “La peccatrice che unge i piedi di Gesù” (7,36-50), che ci chiede di interrogarci sulla “gratuità”.

Qui, Gesù lascia libera la donna di esprimere i suoi sentimenti, mentre lui la ama e l’avvolge della sua immensa misericordia, in tutta gratuità. Però, a volte, può essere proprio la gratuità stessa a impedirci di comprendere il significato del grande dono che Dio ci fa. Esiste il pericolo dell’abitudine che ci rende piatti, quasi come se tutto fosse dovuto!
Effettivamente succede spesso così.
Ad esempio, quante volte ho agito in maniera sbagliata facendo del male ai miei cari, alle persone e a me stessa… e ciecamente ho perseverato in questi atteggiamenti? …
Solo se avessi riflettuto un po’ sullo stile di Dio, che unicamente dona senza chiedere nulla in cambio, sarebbero sbocciati più fiori di bellezza sui miei passi.
Purtroppo, penso di essermi mai resa abbastanza conto di quell’Amore, il cui apice è appunto lì, su quella croce, da contemplare ogni giorno… È la Sua gratuità che dovrebbe smuovere le nostre pretese e durezze, per suscitare gesti e azioni improntate al dono di noi stessi, senza interesse o tornaconto.
Di fronte a questo Amore infinito ci si sente da un lato smarriti data la “piccolezza”, come creature, ma dall’altro emerge il desiderio di un grande abbandono filiale. Sì, come un bambino, tuffarci tra le braccia di un Padre che ama suo figlio immensamente, per ciò che è: con i suoi pregi, i suoi difetti, i suoi peccati…
E scopri, che quel figlio… sei tu! Proprio tu!
Grazie, Signore!

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